La resilienza non è resistere senza cedere,
ma trasformare ogni urto in un passo avanti.
Presentazione
Mi chiamo Assunta Zaffino e sono psicologa, psicoterapeuta e ipnoterapeuta.
Nel mio studio incontro persone che stanno attraversando momenti di difficoltà, di cambiamento o di blocco e che sentono il bisogno di fermarsi per capire meglio ciò che stanno vivendo.
Il percorso terapeutico nasce proprio da questo spazio di ascolto, in cui diventa possibile osservare con maggiore chiarezza ciò che accade e iniziare a costruire cambiamenti possibili.
Durante il mio lavoro clinico, può capitare che mi avvalga della presenza di Kira, un cane meticcio dal carattere particolarmente sensibile e accogliente. La sua presenza non è parte integrante del percorso terapeutico né sostituisce in alcun modo gli strumenti clinici, ma può rappresentare un supporto spontaneo e naturale: attraverso il suo modo di relazionarsi, riesce spesso ad alleggerire le tensioni e a favorire un clima emotivo più disteso.
Kira può contribuire a rendere l’esperienza emotiva più accessibile e meno gravosa, facilitando un contatto più morbido con ciò che si prova.
La sua presenza rimane comunque discreta e non strutturata, lasciando sempre al centro il lavoro terapeutico e la relazione tra terapeuta e paziente.

Riconoscimento del vissuto
A volte non c’è un motivo preciso. C’è solo una sensazione di stanchezza che non passa, una confusione che rende difficile capire da dove ripartire.
Capita di sentirsi bloccati, di ripetere sempre gli stessi schemi, di trovarsi dentro relazioni che non funzionano più come prima. Oppure di attraversare un momento di cambiamento e non riuscire a dargli un senso. Sono situazioni comuni, spesso silenziose, che non sempre trovano spazio per essere raccontate. E proprio per questo, quando arrivano, fanno sentire soli.
Cosa succede quando inizi un percorso
All’inizio sembra solo un appuntamento. Entri in una stanza nuova, ti siedi e per un attimo non sai bene da dove cominciare. Le parole escono a tentoni: racconti i fatti, magari ti perdi nei dettagli. Dentro, però, succede già qualcosa: stai iniziando a fare spazio a te stesso.
Seduta dopo seduta, alcune cose tornano. Emozioni che pensavi di conoscere si mostrano diverse, più profonde. A volte esci più leggero, altre con un nodo allo stomaco. Non perché stia andando male, ma perché stai toccando punti veri. È come smuovere una stanza chiusa da tempo: all’inizio si alza la polvere. Poi, piano, qualcosa diventa più chiaro. Dai un nome a sensazioni che prima erano solo confusione e inizi a guardarti con più attenzione.
La terapia non ti cambia in qualcun altro. Ti riporta, lentamente, a te.




